Storia
blucerchiata.

Ottant’anni in sette ere. Dalla notte di Galleria Mazzini al consorzio che la salva nel 2023: la Sampdoria come non la conoscete. Sette capitoli, una sola squadra, infinite famiglie.

1 Capitolo 1 di 6
1946 — 1953

Nascita

La fusione a notte fonda

Due squadre, due quartieri, un'unica maglia. Nel dopoguerra Andrea Doria e Sampierdarenese si danno appuntamento in una Galleria Mazzini, e da una notte di discussioni nasce la Sampdoria.

14 giugno 1946

I cento soci della Sampierdarenese si riuniscono in assemblea straordinaria presso i locali della Società Universale, in Via Carzino. Il Commendatore Arduino presiede una seduta tutt'altro che tranquilla: il piano finanziario per la serie A non è attuabile, l'Ansaldo non intende impegnarsi. A notte fonda si nomina una Commissione con pieni poteri — Buttignol, Cornetto, Boero, Gallina e Guaraglia — che valuti l'ipotesi di una fusione.

A Sampierdarena non era mai stato digerito l'accorpamento del Comune rossonero alla grande Genova del '26: figuriamoci legare la squadra a quelli che venivano chiamati «foresti». Sono giorni di passione. La cittadinanza si spacca — gli «ansaldini» favorevoli, i «portuali» contrari, i tranvieri dell'UITE divisi — e non esiste bottega dove non si parli della spinosa faccenda.

4 luglio 1946

Dopo ore di discussione, ormai a notte fonda, si vota. Favorevoli 60, contrari 40. Fusione! I giochi sono fatti: Cornetto da una parte, Parodi dall'altra, hanno vinto.

9 luglio 1946

Presso lo studio dell'Avvocato Bruzzone in Galleria Mazzini al numero 10 viene redatta la convenzione. Il nome sarà abbinato — e per sorteggio tocca l'ordine Doria-Sampierdarenese — preceduto da «Unione Calcio». La maglia: azzurra con fascia bianca e striscia rossonera centrale, stemma di Genova al centro. Lo stadio sociale è Cornigliano; il Ferraris per le partite di maggiore affluenza.

12 agosto 1946

Un caldo lunedì, nello stesso studio di Galleria Mazzini, viene redatto l'atto formale. La Sampdoria esiste. Primo presidente: Piero Sanguineti.

3 novembre 1946

Primo derby della Lanterna. Al Ferraris, davanti al Presidente della Repubblica De Nicola, la Sampdoria travolge il Genoa per tre reti a zero — Baldini, Frugali, Fiorini. Sui colori blucerchiati scende una certezza: non sono un esperimento, sono una storia.

17 ottobre 1948

Al Ferraris va in scena quello che resterà negli annali della stracittadina come il risultato più sonoro mai inflitto in un derby. Sampdoria 5 — Genoa 1. Doppietta di Curti, l'oriundo argentino-calabrese arrivato dal River Plate, e reti di Baldini, Bassetto, Prunecchi. La Sud impazzisce. Il 27 febbraio 1949, Giuseppe Baldini sarà il primo sampdoriano a vestire la maglia azzurra.

I primi sette anni sono di assestamento. Sanguineti, Rissotto, Aldo Parodi si alternano alla presidenza. Bassetto diventa il bomber simbolo — 93 reti in 196 presenze, record che resisterà fino all'era di Vialli e Mancini. Nel 1953 il petrolio cambia la storia.

Presidenti
Sanguineti · Rissotto · Parodi
Bandiere
Baldini · Bassetto · Gramaglia
Miglior piazzamento
5° posto (1948-49)
Icona
Samp-Genoa 5-1 del 17 ottobre 1948
2 Capitolo 2 di 6
1953 — 1961

Ravano

L'armatore e il quarto posto

Con l'armatore Alberto Ravano e il suo braccio operativo Edmondo «Gigione» Costa, la Sampdoria fa il salto di qualità. Otto anni di costruzione lenta e costante, fino al quarto posto del 1961 — la vetta della prima giovinezza blucerchiata.

Settembre 1953

Aldo Parodi lascia. Al suo posto arriva Alberto Ravano, armatore, uomo di industria che della Sampdoria fa il suo progetto lungo. Al fianco, Edmondo Costa — Gigione — figura che nel tempo si rivelerà tra le più determinanti della storia societaria: sarà lui, a fine anni Settanta, a sponsorizzare l'avvento di Paolo Mantovani.

Il bacino di utenza è quello che è. Ravano, da buon imprenditore, affida a Costa la gestione operativa. In panchina arriva Paolo Tabanelli dal Parma. La squadra scopre Pietrin Podestà — sampierdarenese doc, miglior terzino del campionato — e l'estroso Tortul. Ottavo posto, tre punti su quattro al Genoa nella stracittadina. La rotta è segnata.

Estate 1954

Dall'Atalanta arriva un giovane difensore, Gaudenzio Bernasconi, «Orsacchiotto», classe 1932. Diventerà la bandiera: 355 presenze, 133 consecutive, undici campionati in blucerchiato senza mai un'espulsione. Il centromediano roccioso di tutti i tempi.

Estate 1955

Da Charlton, per una cifra da record, sbarca un centravanti italo-anglo-sudafricano: Eddie Firmani, soprannominato «tacchino freddo» per il sangue calmo sotto porta. Diciassette reti al primo anno, consacrazione immediata nel calcio italiano.

Estate 1956

Su segnalazione di mister Czeizler, la dirigenza pesca in Austria: arriva «Ossi» Ernst Ocwirk, capitano della nazionale bianca, genio del Prater. Trenta milioni di lire, trentasette reti in 154 partite in blucerchiato, spesso con la fascia di capitano divisa con Bernasconi. Campione del mondo del terzo posto al mondiale svizzero del '54.

Estate 1958

La svolta. Firmani viene ceduto all'Inter; a conguaglio arriva Guidone Vincenzi — un terzino destro di grande fisico, già tre volte azzurro. Dal Milan due «scarti» preziosi: Mario Bergamaschi e un argentino taciturno dal nome cantilenante, Ernesto Bernardo Cucchiaroni — detto Tito — che entrerà nella mitologia della Sud al punto da dare nome agli Ultras Tito. Il campionato si chiude al quinto posto in solitaria.

Estate 1959

Approda a Genova uno svedese lunare, Nacka Skoglund. Ai tifosi che storcono il naso, la Sampdoria risponde col calcio: ottavo posto, ma soprattutto il derby del 15 novembre, due a uno al Marassi, reti di Mora e Ocwirk.

Estate 1960

Dal Padova, in cambio di Milani infortunato, arriva Sergio Brighenti, classe 1932, già nazionale B. Nessuno può immaginare la stagione che sta per arrivare.

2 aprile 1961

Sampdoria-Inter 4-2. Al Ferraris stracolmo Brighenti segna tutti e quattro i gol. A fine partita, anni dopo, Sergio avrebbe raccontato: «Sentivo molto quella partita, stavo bene, lo stadio stracolmo». Chiuderà il campionato capocannoniere con 27 reti in 33 partite — una media di 0,81 a gara.

Primavera 1961

La Juventus è campione d'Italia con 49 punti. La Sampdoria è quarta con 41 — la vetta assoluta di quindici anni di vita. Alberto Ravano, su pressione della famiglia e per motivi anagrafici, decide di lasciare. Con lui esce Gigione Costa. Si chiude l'era migliore della giovane storia blucerchiata.

Presidente
Alberto Ravano · Edmondo Costa
Allenatori
Tabanelli · Czeizler · Baloncieri
Bandiere
Bernasconi · Ocwirk · Firmani · Brighenti
Miglior piazzamento
4° posto (1960-61)
Icona
Brighenti capocannoniere, 27 reti
3 Capitolo 3 di 6
1961 — 1979

Medio Evo

La lunga traversata

Diciotto anni di altalena, di presidenti che si avvicendano e di sogni spezzati. La Sampdoria vive la sua lunga notte: retrocessioni, risalite, un'identità che fatica a ritrovarsi — fino a che, dietro le quinte, qualcuno comincia a preparare un altro inizio.

Estate 1961

Alla guida della società di Via XX Settembre arriva un giovane armatore trapiantato a Genova, ma di origini ciociare: Glauco Lolli Ghetti. È ambizioso, ma l'alchimia che aveva reso grande la gestione Ravano si è sciolta. Il decimo posto di fine stagione racconta una squadra stanca, che meriterebbe una rifondazione.

Stagioni 1962-1965

Ernst Ocwirk viene richiamato come direttore tecnico, Baldini come secondo, ma la mano non è più quella degli anni d'oro. Arrivano l'oriundo argentino Lojacono, Enea Masiero dall'Inter di Herrera, il brasiliano Sormani dalla Roma. Il campionato racconta posizioni anonime — undicesimo, decimo, dodicesimo — mentre in panchina si avvicendano Lerici, il giovane Monzeglio, lo stesso Ocwirk.

1965

Lolli Ghetti passa la mano a Enrico De Franceschini, armatore genovese. Si tenta una ricostruzione con Catalano, Giampaglia, Rossi, ma i risultati non cambiano.

Giugno 1966

Arriva la botta che per quindici anni non si era nemmeno immaginata: retrocessione in serie B. La ferita brucia. Al vertice entra Arnaldo Salatti; nascono in tutta Genova i nuovi club blucerchiati, si costituisce la Federazione con presidente il dottor Gloriano Mugnaini del Samp Club di Rivarolo — un mito della tifoseria, a cui un giorno verrà intitolato il centro sportivo di Bogliasco.

Stagioni 1967-1976

La Samp risale in A al primo tentativo e ci resta, ma la traiettoria è quella della sopravvivenza. Medio-bassa classifica, allenatori che si alternano, tifoseria che si consola nei derby e negli exploit isolati. Si succedono i presidenti e le mode tattiche. Il calcio italiano cambia, ma Genova blucerchiata sembra rimasta indietro.

1977

Ancora una volta il verdetto è crudele. Retrocessione in serie B. Il buio più lungo. Ma è proprio in quegli anni, dietro le quinte, che Edmondo Costa — tornato centrale in società — comincia a coltivare un'idea: cercare fuori Genova un presidente con visione, tasche profonde, amore per il progetto a lungo termine. Il nome è quello di un petroliere romano trapiantato in Liguria.

Primavera 1979

La Sampdoria torna in A dopo due anni. Ma la vera notizia si consuma altrove, in stanze chiuse. L'armatore che aveva retto la società sta per passare il testimone a un uomo che, nel giro di dieci anni, cambierà tutto. Si chiude il Medio Evo blucerchiato. Sta per iniziare la leggenda.

Presidenti
Lolli Ghetti · De Franceschini · Salatti · Ardoino
Bandiere
Bernasconi · Salvi · Moro · Cristin
Retrocessioni
1966 · 1977
Miglior piazzamento
9° posto (1968-69)
Preparazione
Edmondo Costa tesse la trama Mantovani
4 Capitolo 4 di 6
1979 — 1993

Golden Age

Il sogno di Paolo

Paolo Mantovani arriva a Genova con un sogno e lo consegna a una generazione. In quattordici anni la Sampdoria passa da provinciale a regina d'Europa: tre Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, uno Scudetto, una finale di Coppa dei Campioni. La leggenda che ancora oggi i tifosi raccontano ai figli.

Estate 1979

Paolo Mantovani, petroliere romano trapiantato a Genova, acquisisce la Sampdoria. Ha idee chiare e tempo da investire. Il suo credo, che ripeterà per tutta la vita: «Il patrimonio più grande della Sampdoria sono i suoi tifosi». Inizia costruendo con pazienza, come un artigiano.

Stagione 1982-83

Sulle fasce genovesi sbarca il primo inglese della Serie A post-stranieri: Trevor Francis, ex-Nottingham. Al suo fianco, un ragazzino di Jesi appena ventenne che promette: Roberto Mancini. Il centro di gravità della Samp comincia a spostarsi verso l'alto.

Estate 1984

Dalla Cremonese arriva un centravanti-ragazzino con la passione del gol e la testa fina: Gianluca Vialli. Venti anni, sorriso aperto, una voglia di far male ai difensori che si sente da cento metri. Mancini e Vialli, i Gemelli del Gol, sono in canna.

3 luglio 1985

La prima stella nel cielo di Bogliasco. La Sampdoria vince la Coppa Italia — primo trofeo della sua storia. In finale, contro il Milan, decide una squadra che sa già giocare a memoria. Si apre un ciclo.

Estate 1986

In panchina approda un filosofo serbo con la pipa e gli aforismi: Vujadin Boskov. «Rigore è quando arbitro fischia». Sarà lui a cucire addosso alla Samp la personalità vincente. Intorno a Vialli e Mancini crescono Pietro Vierchowod, Moreno Mannini, Luca Pellegrini, Giovanni Invernizzi, Fausto Pari, Gianluca Pagliuca.

1988 · 1989

Seconda Coppa Italia (sul Torino), terza Coppa Italia (sul Napoli di Maradona). La Samp non è più outsider, è casa degli altri. I tifosi cominciano a credere a qualcosa di più grande.

9 maggio 1990

Göteborg, Svezia. Finale di Coppa delle Coppe contro l'Anderlecht. Segna Vialli, segna ancora Vialli. Due a zero dopo i supplementari. La Sampdoria è campione d'Europa. In Italia, migliaia di blucerchiati si buttano in Via XX Settembre per celebrare una notte che non finirà mai.

19 maggio 1991

Lo Scudetto. Al Ferraris, contro il Lecce, la Sampdoria chiude il campionato da prima della classe. Vialli capocannoniere con 19 reti, Mikhailitchenko, Katanec, Dossena a costruire il gioco. Boskov alza al cielo la testa. Genova si tinge di blucerchiato per giorni. Paolo Mantovani, in tribuna, ha gli occhi lucidi.

20 maggio 1992

Wembley. Finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona di Cruyff. Si va ai supplementari sullo 0-0. Al 112° una punizione di Koeman fulmina Pagliuca. La coppa va al Barcellona per un soffio. Ma la Samp è ormai tra le nobili d'Europa — e lo ha dimostrato.

Vialli parte per la Juventus nel '92. Resta Mancini, capitano vero, a reggere il peso della squadra e dello stadio. L'era Mantovani è al culmine. Nessuno immagina che stia per finire.

Presidente
Paolo Mantovani
Allenatore simbolo
Vujadin Boskov
Gemelli del gol
Vialli · Mancini
Bandiere
Vierchowod · Pagliuca · Lombardo · Lanna · Mannini
Trofei
3 Coppe Italia · 1 Coppa delle Coppe · 1 Scudetto · 1 Supercoppa
Finale storica
Wembley, 20 maggio 1992
5 Capitolo 5 di 6
1993 — 2002

Eredità

La cometa si spegne

Paolo Mantovani se ne va nel pieno dell'autunno. Il figlio Enrico raccoglie un'eredità pesante, cerca di tenere la rotta, ma il calcio sta cambiando e i tempi non sono più quelli. La favola si trascina, poi finisce. Nel 1999 la Samp cade in serie B, per la prima volta dopo l'era Ravano.

14 ottobre 1993

Paolo Mantovani muore a sessantatré anni. La notizia gela Genova: il Presidente non era solo l'uomo che aveva costruito una regina d'Europa, era diventato una figura civica. Migliaia di tifosi in silenzio a salutarlo. La Sud srotola uno striscione che resterà: «Grazie Paolo». Il figlio Enrico prende il timone.

Estate 1994

Sven-Göran Eriksson in panchina, Roberto Mancini capitano e bandiera. La Samp vince la sua ultima Coppa Italia. È l'ultimo trofeo della dinastia Mantovani. Dopo la finale, Mancini — visibilmente commosso — dedica la vittoria al Presidente che non c'è più.

Stagioni 1995-1998

Enrico Mantovani prova a tenere l'asticella alta. Juric, Chiesa, Veron, Karembeu, Laigle, Melli, Salsano, Klinsmann, Montella in prestito. La squadra è ancora di livello, ma il bilancio si inclina. Ogni anno qualcosa si sbriciola: un giocatore va, uno arriva leggermente più giù. La nave naviga, ma la rotta perde il nord.

Estate 1997

Roberto Mancini, dopo quindici anni e 566 presenze, lascia Genova per la Lazio. Il capitano saluta con una lettera aperta ai tifosi. Si chiude un'epoca definitivamente: non ci sono più né Paolo né Roberto a tenere dritta la rotta.

23 maggio 1999

All'ultima giornata, al Ferraris, la Sampdoria retrocede in serie B. Piange la Sud, piangono i giocatori, piange Enrico Mantovani. Trentatre anni dopo l'ultima volta, i blucerchiati perdono la Serie A. La botta è emotiva prima che sportiva: non era mai davvero successo dall'inizio della leggenda.

Stagioni 1999-2003

Quattro anni nella serie cadetta. Allenatori che si avvicendano — Spalletti, Gregucci, Novellino — squadra che si rifà daccapo con giocatori di seconda fascia. Enrico Mantovani tiene duro finché può, ma alla fine del 2001 anche lui capisce che serve un passaggio di mano. I tifosi tengono vivi gli spalti anche nei lunedì di pioggia a Modena, a Cosenza, a Genova contro la Salernitana. Un'identità che non si spegne, ma aspetta.

Estate 2002

Enrico Mantovani cede. L'imprenditore petrolifero genovese Riccardo Garrone, già azionista storico, acquisisce la società. La dinastia è finita. La transizione al nuovo mondo è appena cominciata.

Presidente
Enrico Mantovani
Allenatori
Eriksson · Platt · Spalletti · Gregucci · Novellino
Ultimo trofeo
Coppa Italia 1994
Simboli
Mancini · Montella · Chiesa · Veron
Ferita
Retrocessione, 23 maggio 1999
6 Capitolo 6 di 6
2002 — 2014

Era Garrone

Il ritorno all'Europa

Riccardo Garrone riporta la Sampdoria in serie A e la rimette in Europa. Sotto la sua presidenza nascono la nuova coppia del gol Cassano-Pazzini, un quarto posto che vale la Champions, e una generazione di tifosi che scopre — o riscopre — cosa significa vincere le serate di coppa al Ferraris.

Estate 2002

Riccardo Garrone, petroliere di Erg, prende le redini. Parla poco, spende con misura, ha pazienza — virtù rare in quel tempo del calcio italiano. La prima decisione è la più sana: rimettere in ordine i conti e costruire con calma.

Primavera 2003

Walter Novellino in panchina, Fabio Bazzani dieci gol, Francesco Flachi capitano. La Sampdoria vince la Serie B e torna in Serie A dopo quattro stagioni di purgatorio. Il Ferraris festeggia il ritorno nel calcio dei grandi.

Stagione 2004-05

Quinto posto. Ritorno in UEFA dopo anni. Novellino conferma il suo pragmatismo, Flachi, Bazzani, Diana e Sammarco fanno da ossatura, Francesco Antonioli tra i pali. Una squadra senza stelle, con molta anima.

2007 · 2009

La svolta creativa. Nell'estate 2007 dal Real Madrid arriva Antonio Cassano, enfant prodige di Bari, talento purissimo, umore instabile. A gennaio 2009 lo raggiunge Giampaolo Pazzini, preso dalla Fiorentina. Nasce una coppia d'attacco che per due stagioni terrà banco in Italia: Cassano inventa, Pazzini finalizza.

Stagione 2009-10

Luigi Del Neri in panchina, Cassano ispiratore, Pazzini 19 reti. La Sampdoria chiude al QUARTO POSTO in campionato: qualificazione ai preliminari di Champions League. È il miglior piazzamento dall'epoca Mantovani. Genova blucerchiata si permette di sognare l'Europa dei grandi.

Agosto 2010

Il sogno si spezza al primo turno. Al Ferraris e a Brema, contro il Werder, due sconfitte bruciano la qualificazione. Eliminazione. Al posto della Champions, un'Europa League che non darà troppo entusiasmo.

Stagione 2010-11

Si smonta in fretta quello che si era montato con anni di lavoro. Cassano litiga, viene messo fuori rosa, ceduto al Milan a gennaio. Pazzini va all'Inter. In panchina si avvicendano Cavasin, Di Carlo, Atzori. Il risultato è crudele: retrocessione in serie B, a pochi mesi dalla qualificazione in Champions.

Stagione 2011-12

Un anno di ripensamento in B. Giuseppe Iachini allenatore, squadra costruita con pazienza. A fine stagione, playoff vinti: ritorno immediato in A.

Stagioni 2012-2014

Mihajlovic, poi di nuovo Iachini, poi Mihajlovic — salvezze sofferte ma salvezze. La Samp ha trovato di nuovo la sua dimensione di medio-livello di A. Ma Riccardo Garrone, ottantenne, è malato.

Estate 2014

Garrone cede la società per motivi di salute. Morirà nel gennaio 2015, venerato dai tifosi come uno di casa. Si chiude una stagione di dodici anni fatta di buoni sentimenti, compostezza, un quarto posto che rimane uno degli ultimi ricordi luminosi del decennio.

Presidente
Riccardo Garrone
Allenatori simbolo
Novellino · Del Neri · Mihajlovic
Coppia d'attacco
Cassano · Pazzini
Bandiere
Palombo · Flachi · Mannini · Gastaldello
Miglior piazzamento
4° posto (2009-10) — CL
Ritorno in A
2003 · 2012

Il patrimonio più grande della Sampdoria
sono i suoi tifosi.

Paolo Mantovani, 1979–1993

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